Intervista a cura di Francesco Di Palma
Michele Vitiello non ha bisogno di tante presentazioni. E, difatti, a parlare per lui (e per noi) è Fortune Italia, versione italiana della storica rivista statunitense di economia, che lo ha inserito nella lista dei 40 italiani under 40 che stanno cambiando il Paese. Vitiello, laureato in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, ha fatto delle relazioni istituzionali la sua missione professionale.
In questi anni, ha maturato una notevole esperienza nel campo del lobbying che lo ha portato a ricoprire innumerevoli incarichi di grande prestigio. Segretario Generale del World Energy Council Italia; Direttore della Fondazione Ottimisti&Razionali; Responsabile delle Relazioni istituzionali per Assopetroli; Consulente per le Relazioni istituzionali e la comunicazione del Consiglio Nazionale dei Giovani. E tanto, tanto altro. Insomma, il suo curriculum è davvero degno di nota.
Ma sarebbe riduttivo, nel tratteggiare il suo profilo, limitarsi meramente all’ ambito lavorativo-professionale. Il nostro ospite ha una vocazione civica che si è tradotta in un lungo percorso di militanza politica. Lo scorso luglio, dopo aver assolto all’incarico di Responsabile nazionale dei dipartimenti, Michele Vitiello è stato chiamato presiedere la Segreteria nazionale della giovanile guidata da Simone Leoni.
«Rappresentare chi non riesce da solo, lì dove le prepotenze dell’uomo prevalgono, è stato il motore che mi ha spinto a continuare» è così che Vitiello interpreta, con entusiasmo e dedizione, il suo mandato partitico. È così, dunque, che interpreta il suo impegno politico, sia pure nella consapevolezza delle enormi sfide cui è chiamato il Paese.
1) Michele Vitiello riannodiamo le fila: come nasce la tua profonda passione per la politica e cosa ti ha spinto a profondere un impegno sempre crescente per la militanza partitica?
Essere utili, lasciare un segno positivo del proprio passaggio. Con esperienze diverse, conoscendo storie e persone che ti lasciano insegnamenti, scoprendo il mondo, loro e anche un po’ te stesso. Così vivi più vite in una. Questa è stata la molla. Ma la possibilità di ristabilire equilibri di giustizia, rappresentare chi non riesce da solo, lì dove le prepotenze dell’uomo prevalgono, è stato il motore che mi ha spinto a continuare. Bisogna aprirsi all’amore per le persone, perché tutti davvero possono migliorarci. Non sopporto invece la sfiducia, il pessimismo, gli steccati ideologici che creano distanze. La società evolve se fa l’esatto contrario.
2) Alle spalle non hai soltanto una lunga carriera da esponente di partito ma hai anche acquisito una notevole esperienza nel settore delle lobby: come hai conciliato questi due mondi?
Sono esperienze che trovo in perfetta sintonia tra loro. Rappresentare interessi è la base. Poi è il decisore politico che decide, legittimato dal consenso democratico, costruendo la più giusta mediazione tra interessi diversi. Noi lo aiutiamo, spiegando con dati e oggettività situazioni che non avrebbe la possibilità di conoscere. Vedi, alle volte spostare una virgola salva migliaia di
posti di lavoro. Così si lavora per l’interesse generale, che non è la semplice somma aritmetica degli interessi individuali, ma è sempre qualcosa in più. In questo senso credo che il lobbying sia un contributo civico che aiuta il meccanismo democratico.

3) Dal tuo osservatorio privilegiato, quale cambiamento hai avuto modo di registrare nelle forme di partecipazione politica e nell’approccio da parte dei giovani?
C’è molta sfiducia in giro, che deriva a dire il vero da crisi finanziarie ed economiche ripetute, dove la politica ha responsabilità solo parziali. Nel suo ultimo libro Tony Blair scrive che nel ‘900 le persone hanno riposto nello Stato fin troppe aspettative. Detto ciò, l’impegno dei cittadini esiste se c’è in loro la percezione che sia utile a qualcosa, altrimenti le priorità diventano altre. I
social hanno contribuito al fenomeno: c’è chi si informa sommariamente da canali di infotainment e pensa di essere detentore di realtà assolute.

Le notizie – che sono per definizione negative – ci sommergono di un senso di impotenza, e rimbalzano drammi di cui prima non avremmo mai saputo. E la frustrazione nata da questa sofferenza è terreno fertile per generare sfiducia, mancanza di partecipazione, isolamento. La partecipazione è diventata principalmente virtuale, ed è vero che i pensieri e le parole costruiscono la realtà, ma da soli non bastano senza la fisicità dei corpi. I partiti però devono aprirsi, senza arroccarsi nella conservazione del potere, senza portare gli affidabili davanti ai meritevoli, dando spazio ai giovani, che meglio di altri capiscono e vivono il quotidiano nei suoi disagi, e soprattutto nella sua innovazione, che oggi non ha precedenti nella storia umana.
4) Vorrei che tu mi aiutassi a completare la frase: i giovani non sono disaffezionati alla politica ma…
Hanno paura del futuro e pensano che prima di pensare agli altri debbano trovare una strada per loro. È comprensibile e giusto rispetto al contesto che viviamo. Ma bisogna ribellarsi al monopolio della negatività. Bisogna avere fiducia nel futuro e nelle proprie capacità, o fingerla finché non si ha davvero. Questa paralisi dei desideri è proprio ciò che vuole il sistema dello status quo, perché elimina ogni possibile concorrenza.

Questa generazione invece è la più preparata di sempre, la più alfabetizzata, quella che ha viaggiato di più per studio, lavoro e piacere. Quella che ha a disposizione strumenti di apprendimento che prima erano solo fantascienza, che ha vissuto nel periodo di pace e prosperità più lungo di sempre. Bisogna solo prendere coscienza di essere un corpo, e alzare la testa. Da qui viene naturale e conseguente l’impegno politico, il coraggio di scommettere in impresa, la voglia e soprattutto la consapevolezza che il nostro futuro non dovremo chiederlo a qualcuno, ma dovremo costruirlo noi.
5) 1300 ragazzi hanno preso parte ad Azzurra Libertà, la grande festa nazionale di Forza Italia Giovani. Non credi che questa ampia e sentita partecipazione dimostri che anche fra i giovani del Bel Paese sia avvertita la necessità di una forza politica moderata; di una forza politica che non strilli e che non solletichi il malpancismo degli elettori?
Credo che sempre più giovani italiani abbiano capito che alla forza della voce bisogna preferire la forza delle idee. Quali sono i problemi del Paese lo vediamo tutti, ma alcuni sbagliano a proporre soluzioni, perché non hanno voglia di studiare le radici. Non è la posizione più comoda. Ma se vogliamo guarire i frutti è l’unico modo possibile.

Se il problema è la mancanza di lavoro, capiamo come rendere favorevole il contesto a chi vuole investire; se il problema è il salario, capiamo come aumentare la produzione di valore delle nostre imprese e tagliare la spesa improduttiva; se il problema è la casa in centri costosi, capiamo come migliorare le periferie e migliorare i collegamenti; se il problema è il costo dell’energia, apriamo il mix energetico a tutte le tecnologie liberamente concorrenti tra loro; se il problema è la mancanza di sicurezza, la scarsa istruzione e la malasanità, capiamo come rendere dignitosa la vita di chi svolge queste professioni; se il problema è la contrazione del mercato e l’instabilità nella spesa, capiamo come lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini, senza vessarli con una tassazione eccessiva; se il problema è la lunghezza dei tempi della giustizia, capiamo come renderla davvero giusta; se il problema è lo spaesamento in un mondo deglobalizzato, capiamo come riacquistare l’orgoglio di appartenere a una società occidentale, libera e democratica; se il problema è che non nascono più bambini, e il sistema pensionistico è destinato a non reggere, costruiamo un Paese dove tutti – a prescindere dalla propria condizione di nascita – siano felici di scommettere sul futuro.
